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Ieri sera. Una di quelle notti in cui la tua creatura sembra proprio che non ne voglia sapere. Quelle sere in cui la metti a letto alle 21.00, si addormenta, tu scendi dal marito e dici: “Oh, meno male che ha preso questo andazzo. Che alle nove è già a letto”.

Ovviamente. Ovviamente. Ovviamente. Mentre lo dicevi sapevi che c’era qualcosa dentro di te che ti invitava a stare zitta. A non portarti sfiga da sola.

Ore 22.00. Qualche piccolo versetto. “Si riaddormenterà” pensi. “Era così stanca”.

Ore 22.10. Altri versetti. “Avrà perso il ciuccio”. “Aspetta che vado su e glielo rimetto” dici al marito.

Ore 22.11. L’inferno. Bambina quasi quindicimese in piedi sul lettino che appena ti vede inizia a strillare e che del ciuccio non gliene può fregar di meno.

Ti viene il panico, perchè lei non ha mai fatto così. Perchè, dopotutto, la creatura ha quasi sempre dormito (tranne i primi mesi ovviamente in cui scambia la notte per il giorno). Perchè, dopotutto, il suo punto forte è sempre stato quello del sonno. Passi che non sei una mangiona, passi che sei anche un po’ capricciosa, ma che non dormi. No eh.

Scendiamo dal marito che si stava già pregustando un’oretta di relax prima di andare a letto, con la bambina ancora dentro al sacco, perchè “Sai, non vorrei sovraeccitarla. Lasciamola dentro al sacco, così capisce che non può pirlare per casa come alle quattro del pomeriggio”.

Ore 23.00. Nessun segno di cedimento. “Proviamo a riportarla a letto, magari si riaddormenterà”. Niente da fare. Una furia. Bambina in piena crisi isterica, che lancia il ciuccio a metri dal lettino, gatti ovviamente impazziti perchè a quell’ora solitamente dormono. “Prendila io, no prendila te, prova a cullarla, accendi il carillon, massaggiala un pochino, cambiale il pannolino, cantale una canzoncina, passeggia per casa”. Insomma, tutto quello che un genitore disperato prova a fare. Mi capite vero?

Ore 23.30. “Daniele, mi sembra che la bambina sia un po’ calda”. “Oh, non incominciare anche tu, come al solito, con la tua ansia”. 39 di febbre. Prendi la tachipirina, dalle la tachipirina, augurati che la febbre scenda il più velocemente possibile, le dai un biscottino per calmarla e perchè con la pancia piena magari si addormenta prima.

Ore 24.00. La febbre è un pochino scesa, ma la creatura è sempre in lacrime. E’ una di quelle sere in cui sembra che il lettino sia pieno di spine. Apparentemente tranquilla in braccio, appena la metti giù le urla. “Adesso basta. Vado a fumare una sigaretta” dico. Sì, dico io. Perchè quello più paziente in queste occasioni è mio marito.

Ore 01.00. “Giada, vogliamo a provare a leggere una storia?” dico. Perchè non ci ho pensato prima. E sfodero “Il coniglio che voleva addormentarsi”. Ora, non voglio fare una recensione sul libro, però ragazzi, funziona.

“La storia che sto per raccontare ti farà venire sonno. Devi sapere che alcune persone si addormentano subito, mentre altre hanno bisogno di un po’ più di tempo per scivolare nel mondo dei sogni. Mi stavo giusto chiedendo quando sarà il momento migliore per te, se adesso o prima che la storia finisca…”.

CONIGLIO 2

 

Ore 01.20. Giada dorme.

Consiglio. Se i vostri bambini faticano ad addormentarsi, compratelo. Mai soldi investiti meglio. Se il bambino continua a strillare anche mentre leggete, non spaventatevi, continuate. Con voce rassicurante, tranquilla e piano piano cederà al sonno (anche se di rassicurante nella mia voce stanotte c’era ben poco!!).

A presto,

Elisa con voi!

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