Ieri sera chiacchieravo davanti ad una bella tazza di the con un’amica. Parla che ti parla, di argomenti due ragazze ne hanno sempre a bizzeffe. Ma com’è che ogni volta che parlo con un’amica scopro che siamo tutte affette dalla stessa sfiga. Quella componente che ti porta a passare da argomenti giustamente frivoli, dalle novità, dal lavoro, dai bimbi, dal compagno/marito/fidanzato, dal gossip, improvvisamente alle malattie, quelle vere e quelle PRESUNTE. Sì, esattamente come faceva mia nonna, e la ricordo molto bene, quando si fermava con le altre sciure e facevano passare tutte le loro conoscenze.

“Sai che la Pina ha scoperto di avere…”. “Sai che la Maria è caduta e si è rotta, femore, anca, ginocchio, testa”. “Sai che la Bettina è stata ricoverata in ospedale per cinque mesi”. Il tutto ovviamente e rigorosamente in dialetto. Ma io capivo tutto.

Ecco, esattamente così. C’è un punto esatto, un momento preciso nella serata in cui ci guardiamo negli occhi, iniziamo a sogghignare, la curiosità aumenta, aumenta, aumenta, finchè sì. Ti riconosco sorella. Tu sei come me. Tu che sei medico perchè ormai Internet lo hai fatto passare come una volta si faceva passare il riso. Tu che hai setacciato tutte le malattie presunte che hai pensato di avere e di cui tuttora sei convinta, anche se hai fatto qualsiasi esame, in qualsiasi ospedale della zona e non solo. Tu che ti sei rivolta ad uno specialista perchè casomai in ospedale fanno errori. L’hai sentito al tiggì.

E quindi ecco che, come le nostre nonne, con le lacrime agli occhi dal ridere (perchè in quel momento ci fa ridere, ma quando poi rimaniamo sole ecco che ridiamo meno) ci raccontiamo tutte le nostre vicende, le nostre fughe in ospedale in preda ad un crisi di panico, le nostre notti insonni a cercare i sintomi di quel piccolo dolore che ci ha preso il fianco destro e che persiste da giorni.

A noi che non ci viene in mente che possa essere uno strappo muscolare perchè magari solleviamo creature da 10 kg che non ne vogliono sapere di stare in piedi da sole e che fino a ieri non ti cagavano ma che oggi è indispensabile stare in braccio alla mamma.

A noi che un mal di testa ci fa pensare al peggio.

A noi che quando ci si rompe un’unghia, pensiamo ad una carenza di calcio e via con la ricerca su Internet.

No comunque non voglio assolutamente prenderci in giro, non voglio sottovalutare la cosa. Voglio solo dire che non siamo sole, anzi, siamo in ottima compagnia sorelle.

Ora c’è solo da capire perchè la nostra generazione ne sia così colpita.

A presto,

Elisa

 

 

 

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